Depressione

La depressione è uno stato emotivo contraddistinto da tristezza e sfiducia, accompagnato spesso da ansia. Dal punto di vista motivazionale, nella depressione domina il fatto che viene a cessare ogni attrattiva per gli obiettivi principali della vita.
La depressione è comunque un’esperienza affettiva connaturata all'essere umano. Rappresenta una delle modalità affettive con cui la persona si relaziona con il mondo e permette di superare le frustrazioni, le delusioni e le perdite. Ogni cambiamento, in quanto tale, è una perdita di qualche cosa di noto e questo genera uno stato di disorientamento verso ciò che è sconosciuto. Vivere significa affrontare continuamente cambiamenti; è, quindi, sempre presente il rischio di passare da una condizione di depressione fisiologica ad una condizione di depressione patologica.
La depressione ondeggia tra normalità e patologia: può essere infatti lutto (normale reazione alla perdita di una persona cara) o malattia (si differenzia dal lutto soprattutto per durata, per quantità e per sproporzione rispetto alla causa scatenante). Il lutto permette, con il suo "lavoro", di sciogliere il legame con la persona persa, che diventa un dolce ricordo e permette il recupero di nuovi rapporti affettivi e di nuovi investimenti nella realtà. Quando però i sintomi depressivi non hanno un evento scatenante o persistono per troppo tempo, c'è perdita di autostima, il senso del tempo e dello spazio cambia e c'è la percezione dell'impossibilità di uscire dalla situazione, allora si entra nella patologia.
A livello corporeo la persona affetta da depressione risulta avere un’energia bassa con sensazioni di fiacchezza e astenia, e con difficoltà ad esprimere le proprie emozioni; il vuoto interno è la sensazione predominante di chi entra in questa esperienza.

Ansia

Si tratta di un'emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo in presenza di una situazione che viene percepita soggettivamente come pericolosa. L’ansia può essere vaga, senza un oggetto riconoscibile.
Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco, della sudorazione, ecc.. Tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione per poter scappare o attaccare in modo più efficace. L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni.

Quando l'attivazione del sistema ansiogeno è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, siamo di fronte ad un disturbo d'ansia, uno stato di panico vero e proprio che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le situazioni più comuni.
La tachicardia, la sudorazione improvvisa, il tremore, la sensazione di soffocamento, il dolore al petto, la nausea, la paura di morire o di impazzire, i brividi o le vampate di calore, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano quello che viene comunemente definito un attacco di panico.
Chi l’ha provato lo descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.
Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo d’ansia, più per "paura della paura" che per altro. La persona si trova rapidamente intrappolata in un circolo vizioso accompagnato da sintomi fastidiosi come l’"agorafobia", ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi affollati o situazioni dalle quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nelle quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un eventuale attacco di panico. Ad esempio, diventa così pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, in aereo, in autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, andare a teatro, al cinema, al ristorante e cosi via. L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente ed la persona diviene schiava del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarla mai sola e ad accompagnarla ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere dipendente dagli altri, il che potrebbe condurre ad una depressione secondaria.

Fobia

Si tratta di una paura irrazionale, persistente, suscitata da particolari oggetti o da alcune specifiche situazioni, che ha carattere patologico ed è accompagnata da ansia eccessiva. Il soggetto è di solito consapevole dell'irrazionalità dei propri timori, ma continua a provare angoscia.
Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-10) la fobia sociale, che è generalmente quella più diffusa, é centrata sulla paura di essere giudicati dagli altri (specialmente se si é in piccoli gruppi), sull’ essere al centro dell’attenzione o sul comportarsi in modo imbarazzante e umiliante Questa fobia può emergere quando si deve mangiare o parlare in pubblico, durante gli incontri sessuali, o in altre situazioni non ritenute familiari (forme generalizzate). Il soggetto tende a rinunciare a tali rapporti sociali e la rinuncia può gradatamente estendersi a molte altre situazioni con la conseguenza di un quasi completo isolamento. L'"ansia anticipatoria" può presentarsi in questi soggetti pochi minuti prima o addirittura giorni e mesi dall'avvenimento critico. Il risultato di tutto ciò è che i soggetti che ne sono colpiti tendono a evitare tali situazioni o, se sono costretti ad affrontarle, sono colpiti da sintomi e reazioni fisiche quali palpitazioni cardiache, fiato corto, tremori, arrossamenti, bocca secca, nausea, crampi allo stomaco, ecc. Nella maggioranza dei casi (circa l'80%) i sintomi della fobia sociale precedono altri tipi di disordini quali depressione, alcolismo e altri comportamenti distruttivi, che quindi vanno contenuti attraverso il lavoro terapeutico.

Il Disturbo alimentare

Un disturbo alimentare è un grave problema di origine emotiva. Le persone con un disturbo alimentare sono ossessionate da quanto pesano e dal cibo. Chi soffre di un disturbo dell'alimentazione ha un pensiero dominato dalla credenza che se avrà il controllo assoluto della propria dimensione corporea si sentirà meglio con se stesso. Le forme più note dei disturbi alimentari sono rappresentate dall'anoressia e dalla bulimia; in entrambe l'età di insorgenza è identificabile nell'adolescenza e si osserva una maggiore distribuzione nel sesso femminile. In realtà questi disturbi negli ultimi anni hanno modificato le loro caratteristiche più comuni, infatti possono presentarsi o ripresentarsi dopo un episodio adolescenziale, ad età più avanzate (tra i 30 e i 40 anni) e sono in aumento i casi di bambini e bambine molto piccoli (tra i 5 e i 10 anni).

Anoressia

Il sintomo inizia a manifestarsi solitamente durante l’adolescenza con una difficoltà a riconoscersi nel proprio corpo.
Il corpo cambia, avviene qualcosa che non si può controllare, la trasformazione dell’apparato genitale e della funzione riproduttiva creano dei problemi di relazione della persona con se stessa e con gli altri.
Il tentativo di rallentare questo cambiamento si traduce in una forma di controllo ossessivo dell’alimentazione. Il cibo viene assunto in maniera saltuaria, preferibilmente in solitudine, dando la preferenza ad alimenti a basso contenuto calorico.
Più la fame cresce più cresce la volontà di dominarla.
La persona che riesce a tenere sotto controllo la propria relazione con il cibo in maniera così estrema spesso è molto brillante nell’ambito intellettuale. Solitamente è uno studente o studentessa modello, si prende cura degli altri, a volte cucina per il resto della famiglia, svolge intensa attività fisica, si alza presto la mattina senza mai sentire la stanchezza fisica.
Questa sensazione di benessere unita all’iperattività aiuta la persona a nascondere a se stessa e agli altri la diminuzione del peso e la conseguente sofferenza del corpo.
In maniera del tutto paradossale, pur continuando a dimagrire,la persona afferma di essere troppo grassa. L’anoressia è una difesa ben strutturata nei confronti di un dolore che non trova parole per esprimersi.
Spesso le ragazze e le bambine (essendo questa una patologia che colpisce soprattutto il sesso femminile) sono state correttamente accudite dal punto di vista pratico ma non hanno avuto lo spazio dove manifestare il loro dolore e il loro disagio che sono cresciuti dentro fino a trasformarsi in un comportamento così drammaticamente autolesivo.

Bulimia

Le donne che soffrono di bulimia, a differenza di quelle che soffrono di anoressia, non conoscono il controllo, ma la sconfitta.
L’introduzione del cibo, anche in questo caso, non è in relazione al fabbisogno calorico dell’organismo, ma è legata a uno squilibrio della relazione con il mondo esterno e con se stesse. Se però nell’anoressia l’emozione dominante, anche se a carissimo prezzo, è quella della vittoria, nella bulimia si cede senza potersi difendere a saziare una fame che non è del corpo, ma dell’anima, e quando la sensazione di pienezza giunge si è invasi da sensi di colpa devastanti che conducono al vomito indotto che lascia frastornate e doloranti.

Una persona affetta da Bulimia Nervosa presenta le seguenti caratteristiche:

  • Abbuffate ricorrenti e caratterizzate dal consumo di grandi quantità di cibo e dalla sensazione di perdere il controllo sull'atto di mangiare.
  • Comportamenti di compenso. Il vomito autoindotto è il meccanismo di compenso più frequentemente utilizzato, molte persone utilizzano lassativi e diuretici impropriamente, altre fanno esercizio fisico in modo eccessivo.

La caratteristica principale della bulimia nervosa è un circolo autoperpetuante di preoccupazione per il peso e le forme corporee -> dieta ferrea -> abbuffate -> vomito autoindotto.
Ultimamente questa patologia si sta diffondendo anche tra gli adolescenti maschi con una particolare dominanza dei ragazzi omosessuali.

Obesità

Col termine obesità si intende un aumento di peso corporeo per accumulo di grassi nel tessuto adiposo in quantità eccessiva rispetto alle necessità fisiologiche dell'organismo tale da determinare un rischio per la salute. L'obesità è una patologia assai frequente ed in costante aumento.
Tale squilibrio è dovuto in alcuni casi a disfunzioni endocrine, ma più spesso la malattia è legata a fattori psicologici. In alcuni casi il paziente cerca nel cibo un compenso per frustrazioni e un mezzo per vincere stati d’ansia. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite dal cambiamento dell'umore.
Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l'abbuffata si verifica.
Questi pazienti presentano spesso bassa autostima, ansia e depressione.

Disfunzioni della sfera sessuale

Alcuni dei disturbi della sessualità possono avere una causa organica in quanto dipendono da malattie di competenza medica, anche se, molte volte, sulla base organica si innestano problematiche di natura psicologica tanto che solitamente trattasi di patologie miste che nella pratica clinica richiedono la collaborazione tra psicoterapeuti e medici. La maggior parte dei disturbi, invece, sono solo psicogeni o psicosessuali, sono cioè di esclusiva competenza dello psicoterapeuta e hanno a che fare con schemi mentali (solitamente ragionamenti erronei, pensieri irrazionali, immagini distorte, aspettative irrealistiche), emozioni assenti, o troppo intense, e comportamenti disadattivi della persona. Le problematiche più diffuse nella sessualità come il calo del desiderio, l’impotenza, l’eiaculazione precoce, la frigidità, il vaginismo e la difficoltà ad avvicinare l’altro, sono spesso legate a una scissione tra il livello mentale e quello corporeo dove o l’uno o l’altro predominano.
Sovente sono presenti temi legati al lasciarsi andare, al bisogno di controllo o al senso di colpa uniti a fattori socio-culturali. In alcuni casi sono presenti storie di invasione, di abuso psicologico o sessuale e in altri storie di esperienze traumatizzanti nella sfera sessuale.